Notizie storiche


L'odierna Mascali è sorta in prossimità del mare dopo la distruzione,nell'anno 1928, di quella antica, sepolta dalla lava dell'Etna e di cui rimane solo una traccia nell'allora periferico quartiere cittadino di Sant'Antonino, oggi frazione.
Quella Mascali aveva, in verità, già subito la furia dell'Etna e danni gravissimi specialmente in seguito al cataclisma che, nel 1693, devastava pure Catania: si discusse se ricostruirla nella cosidetta "piana", ma la paludosità della zona e l'attaccamento alle origini indussero ad una ricostruzione "in loco". Oggi Mascali conta 13.653 abitanti su un estensione territoriale di 3768 ettari, ove insistono a livello turistico ricettivo 1894 posti letto e 300 esercizi commerciali.

Quanto alle origini di Mascali, esse si perdono nel tempo e, allo stato degli atti, costituiscono un problema che alimenta gli studi e le controversie di ricercatori ed eruditi.
Certamente, tutta la zona jonico-etnea vide fin dai tempi più remotila presenza dell'uomo ed in seguito quella delle grandi civiltà classiche, greca e romana.
Tuttavia, il nome di Mascali appare in epoca bizantina,grazie alla menzione che ne fa, nell'Anno 593 d.C., Papa Gregorio Magno in una "epistola" diretta al Vescovo di Taormina, Secondino, per dirimere una controversia concernente il monastero di Sant'Andrea,"quod est super Mascalas" e da lui eretto su una grande proprietà ("fundus") già di sua madre (Santa) Silvia, patrizia romana.
Il luogo della fondazione gregoriana è identificato, dalla tradizione e da testimonianza epigrafica, non coèva ma assai antica, nel Santuario di Vena, oggi in Comune di Piedimonte Etneo.

Ciò conforta l'interpretazione che il toponimo Mascali sia riferibile al greco parlato dai Bizantini che, guidati da Belisario,avevano riconquistato, sin dal 535 d.C., la Sicilia: essi amavano attribuire ai luoghi da loro incontrati nella riconquista e, presumibilmente, privi di passato a valenza storica, nomi derivanti da caratteristiche naturali. Mascali significherebbe appunto "ramoso", e quindi boscoso.
Del resto, presso la frazione di Nunziata esiste tutt'ora una chiesa bizantina con resti di affreschi.Proprio il bosco, la macchia più folta, caratterizzeranno a lungo il territorio mascalese rendendolo, agli occhi degli antichi sovrani di Sicilia- soprattutto quelliAragonesi - ideale per la caccia, come del resto la "piana di Mascali", pittoresca e paludosa anche sealquanto malsana.
Questa Mascali, alta sul monte e visibile dal mare (con tutti i rischi che ciò comportava) dovette passare attraverso varie fasi di sviluppo: da "casale", a "villa", fino a divenire città vera e propria.Certo si è che già nella prima metà del secolo XII° il geografo arabo Idrisi ne decantava la prosperità,la laboriosità delle popolazioni e la ricchezza di acque.
Una terra ed una comunità, dunque, provviste di un buon potenziale,quantunque sottoposte al vulcano che, con le sue colate laviche- le "sciare" - ed i suoi sussulti ne mutava, nel tempo, l'aspetto.Intanto si era verificato un evento importante, destinato a porre le basi per l'evoluzione tutta particolare della zona, la quale finirà per derivarne certe sue peculiari linee di sviluppo socio-economico.
Tale evento fu la donazione, da parte dei Normanni, al Vescovo di Catania del territorio mascalese nel secolo XII°, dopo la liberazione della Sicilia dal dominio degli Emiri arabi.Alla "mensa" vescovile venne, naturalmente, dato il possesso materiale, rimanendo quello spirituale alla diocesi di Messina.
Ed è proprio la questione dei contenuti, anche giuridici, di cotesto possesso che ha alimentato fino ad oggi il dibattito tra gli studiosi.
Il con trollo ecclesiale della zona , con anne s se imposizioni fiscali e le strutture occorrenti a farle rispettare, assumerà l'aspetto di "Contea di Mascali" a seguito di una investitura,peraltro "ad personam", operata dall'Imperatore Carlo V (1540-1543)in favore del nuovo Vescovo di Catania, Nicola Maria Caracciolo.Invero, questo titolo di Conte, su cui sta correndo ancoral'inchiostro degli storici, venne rivendicato fino al Concilio Vaticano IIdai titolari della diocesi catanese...
Certo si è che pochi anni prima (1524 il casale di Mascali era stato devastatoe depredato dai pirati "turchi", giunti fin lassù dalla marina, ed i suoi abitanti ottanta su novanta - portati via.
La personalità forte ed intraprendente del Caracciolo era, in ogni caso, quel che ci voleva onde superare la grave crisi ed avviare una ricostruzione della comunità nel suo complesso, e delle sue fortune.
Tra la Curia e gli abitanti divenne possibile, già nel 1588, siglare dei "Capitoli" con i quali si regolavano i rapporti tra abitatori e cittadini della Contea da un lato, ed il Vescovo dall'altro.
Va, altresì, tenuto presente che già si era dovuta avviare una serie di rapporti con terzi per lo sfruttamento di un territorio il cui reddito era necessario alle occorrenze della Curia.Una Curia come quella catanese aveva bisogno di capitali e forza lavoro da attirare in una zona di non facile rendimento per un ente ecclesiastico secolare.
Così doveva sempre di più affermarsi l'istituto dell'enfiteusi (od affittanza perpetua) che aprì alla colonizzazione un immenso possesso che dalla montagna raggiungeva il mare (caratteristiche che a tutt'oggi mantiene il residuo Comune di Mascali).Denaro e braccia giunsero soprattutto dall'Acese; la fame di lavoro per una sussistenza assai faticata fece il resto, accanendosi sempre di più sulle sciare da restituire alle coltivazioni, come pure sulla boscaglia impervia.
La progressiva antropizzazione, del resto, rispondeva anche alla necessità di rendere almeno un poco più sicuri al mercante ed al viandante i luoghi attraversati.Quanto alla sicurezza della zona litoranea,sempre soggetta alle incursioni piratesche finalizzate a razzie di beni e di esseri umani, la soluzione fu quella di erigere una serie di torri di avvistamento,tra loro collegate da un sistema di comunicazioni anche a vista,facenti capo al forte di Archirafi, non molto lungi dall'attuale Riposto.
Di queste torri non esiste più traccia per quanto riguarda il litorale mascalese.Rimane, tuttavia, ricordo di una Torre trecentesca che sorgeva proprio in Mascali e prendeva nome dalla famiglia Gullo di Catania ,,distrutta anch'essa come le chiese, i palazzi e le abitazioni nell'anno 1928,ma ben evidente nel foglio i catastale che rappresentava la situazione di Mascali a quel tempo.
La condizione fin qui delineata fa ben capire come il territorio mascalese potesse dare luogoalla formazione di una peculiare "borghesia", nei cui ranghi erano presenti affermati artigiani, abili mediatori, valenti professionisti.
I frutti sempre più copiosi di tanta laboriosità, le esigenze connesse alla loro commercializzazione,la sempre maggiore apertura verso l'esterno si accentuarono con il mutamento di governo nei regni di Napoli e di Sicilia, passati nella prima metà del Settecento alla casa reale dei Borbone.
Altro segno importante di cambiamento, connesso con la visione accentratrice dei nuovi dinasti,fu rappresentato dalla nuova viabilità che contribuì allo sviluppo di due quartieri della vetusta Mascali: il fondaco "delle Giarre", col suo magazzino della Contea dominato pur esso da antica torre, e l'importante "caricatoio" di Riposto.
Come ben si comprende a questo punto, si trattava ormai di una realtà in progressivo e tumultuoso mutamento che, secondo la medesima logica che secoli prima aveva portato Mascali a fiorire,doveva spingere le famiglie più intraprendenti della Contea a scendere verso il mare e ad impegnarsi nei nuovi spazi che si andavano aprendo alle loro ambizioni sociali e, ben presto,politiche.
La Contea passò, nella seconda metà del secolo XVIII°,al demanio borbonico.
Si aggiunsero, poi, le ripercussioni della Rivoluzione Francese, subito avvertiteanche in una Sicilia rifugio, sì, dei Borbone,ma sotto il controllo della potenza inglese, ormai all'avanguardia delle tendenze liberali europee.
Ben presto Mascali antica non poté reggere alle ambizioni dei suoi figli più animosi che, raccoltisi attorno all'esuberante Giarre, si fecero comunità autonoma dal 1815, per poisubire, non molto dopo, la secessione di Riposto e, nel prosieguo, di altri lembi dell'ormai mitica Contea.
Tuttavia la comunità di Mascali ha resistito a tutte queste vicissitudini, più o meno remote, più o meno recenti, e continua a difendere la sua identità,coltivando le proprie memorie, grazie anche ad uno stuolo di valorosi studiosi che, si badi, non tutti ne sono cittadini o residenti.
Lo stemma turrito è il simbolo eloquente del suo complesso passato e, insegna davvero "parlante", lo richiama alla mente dei suoi figli, non mancando di sollecitare, altresì, l'attenzione del visitatore.



(Paolo Nicolò Rossi - Storico)